Vince Rizzo è una guardia carceraria che nutre il segreto desiderio di recitare. Segreto che non ha rivelato neppure a sua moglie Joyce la quale sospetta che quando lui dice di andare a giocare a poker (mentre va a un corso di recitazione) in realtà incontri un’amante. In famiglia anche gli altri membri custodiscono segreti: il figlio adolescente Vince Jr. ha una passione per le donne obese mentre la figlia, che è via da casa per studiare grazie a una borsa di studio, fa lo strip tease. Le cose si complicano quando Vince fa uscire dal carcere sotto la sua tutela un ragazzo che ha scoperto essere suo figlio. Qualcuno però potrebbe aiutarlo a dire finalmente la verità.
Questo film d’azione ci porta vertiginosamente nel mondo criminale e dei bassifondi della Londra contemporanea, dove il mercato immobiliare è diventato il business più importante, anche più di quello della droga e i criminali ne sono gli imprenditori più entusiasti. Ma chiunque voglia entrare in questo mercato – dal piccolo malvivente One Two (Gerard Butler), al misterioso miliardario russo Uri Obomavich (Karel Roden) – deve fare i conti con un solo uomo: Lenny Cole (Tom Wilkinson). Gangster della vecchia guardia, Lenny sa come arrivare ai suoi obiettivi e tiene per il collo tutti i burocrati, gli intermediari o i criminali che contano. Basta solo una telefonata e Lenny può far scomparire ogni impedimento burocratico. Ma come gli dice sempre il suo braccio destro Archy (Mark Strong), Londra è a un punto di svolta nella malavita, con i grandi criminali che vengono dall’Est, i criminali affamanti e disperati della strada e tutti che vogliono cambiare le regole del commercio e del crimine. Con la quantità di soldi che circola, tutto il mondo criminale di Londra vuole prendere parte agli affari. Ma mentre i grandi nomi del mondo del crimine ed i piccoli criminali si battono per ottenere il dominio, l’affare multimilionario finisce nelle mani di una rockstar drogata (Toby Kebbell) – il figliastro di Lenny che era stato creduto morto ma che invece è assolutamente vivo.
Shlubb e Klump sono a bordo una Ferrari diretti al motel per recuperare il cadavere di Hartigan
Klump:La sorte inclemente mi obbliga a commentare per esprimere disappunto sulla sua impulsività nello scegliere di trafugare un esemplare di auto così poco pratica all’uso e per di più sgargiante, signor Shlubb. Rilevante per questa missione è il seguente interrogativo, che ora vado a sottoporle: Dove, in questo aerodinamico e privo di baule, mezzo di trasporto, per foriero direzioni che possa essere, dove, ripeto, andremo a riporre il nostro deceduto carico?…Posso solo esprimere perplessità che sconfina nell’allarme… Hartigan: Dimmi dove Roark porta le ragazze o ti stacco la testa…In termini comprensibili! Klump:La risposta che chiede è rurale…finanche agricola…ALLA FATTORIA!!!
Quattro persone mascherate da imbianchini fanno irruzione nell’edificio della Manhattan Trust e in pochi minuti prendono in ostaggio cinquanta persone, intimando loro di indossare delle tute e delle maschere. Nel frattempo, sul luogo della rapina intervengono le forze di polizia e tra loro figura il detective Keith Frazier (Denzel Washington) chiamato a negoziare con il capo dei malviventi, Dalton Russell (Clive Owen), un uomo estremamente intelligente e dai nervi saldi che riesce a mantenere in scacco le forze dell’ordine con un piano completamente imprevedibile e ben studiato. Frazier inizia a sospettare che dietro a tutto ciò vi sia qualcosa che gli viene tenuto nascosto, quando sul luogo appare Madeline White (Jodie Foster), una mediatrice che chiede di interloquire da sola con Russell. Cosa cercano esattamente Russell e i suoi? Che ruolo hanno in questa faccenda Madeline White e il presidente del consiglio d’amministrazione della Manhattan Trust, l’imprenditore Arthur Case (Christopher Plummer)?… Questi gli interrogativi a cui Frazier cerca di dare risposta tentando allo stesso tempo di salvare la vita degli ostaggi.
[...] Jake: La Caddy ! Dov è la Caddy ? Elwood: La che ? Jake: La cadillac che avevamo una volta, la Bluesmobile ! Elwood: L’ho cambiata… Jake: Hai cambiato la Bluesmobile con questa ?! Elwood: No, con un microfono. Jake: Con un microfono ?!…Va bene, hai fatto bene. [...]
Questa settimana l’angolo consiglia un film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki:
Il castello errante di Howl
TITOLO ORIGINALE: ハウルの動く城 - Hauru no ugoku shiro
REGISTA: Hayao Miyazaki
SCENEGGIATURA: Hayao Miyazaki
GENERE: Animazione
ANNO: 2004
TRAMA
Sofie è una ragazza con una vita piuttosto grigia che si trova per caso sulla strada di Howl, un giovane mago dagli incredibili poteri. Questa casualità le rende il bersaglio di una maledizione della perfida Strega dell’Est che la trasforma in una vecchia. L’unica speranza per Sophie è quella di ritrovare Howl per farsi liberare, ma il giovane mago abita in un castello errante che cambia continuamente posizione.
Sophie sarà così costretta a mettersi in viaggio, mentre la guerra imperversa tra il suo Regno ed il Paese confinante, ma soprattutto a sperimentare cosa vuol dire non esser più giovani e non poter contare sulle sole forze fisiche. Grazie ad una nuova determinazione Sophie raggiunge il castello ed inizia a vivere accanto al mago, al suo apprendista ed a un demone del fuoco, senza poter rivelare la sua vera natura. Sarà l’occasione per leggersi dentro ed iniziare ad apprezzare cose a cui non si era mai data la dovuta importanza.
Mr. Goodkat: E dire che allora… Nick Fisher: Le quattro e trentacinque. Mr. Goodkat: Hai capito male. Non ho detto “mi sai dire l’ora”, ho detto “e dire che allora”! Nick Fisher: “E dire che allora”? Mr. Goodkat: Uhm uhm… Prendi quello zuccherino di canna lì dietro… Gran bella fica no!? Nick Fisher: Avrà 70 anni! Mr. Goodkat: A dir poco. E dire che allora… Nick Fisher: Non la seguo… Mr. Goodkat: Mi chiamo Smith. Non vivo da queste parti. Nick Fisher: Senta signor Smith. Mr. Goodkat: Solo Smith. E mi trovo qui, se vuoi saperlo, per via della mossa Kansas City. Nick Fisher: Che cos’è la mossa Kansas City? Mr. Goodkat: La mossa Kansas City è quando guardano a destra e tu vai a sinistra. Nick Fisher: Non l’ho mai sentita! Mr. Goodkat: Eehh… Non è che se ne parli tanto. Alla fine colpisce chi non vuol sentire. Questa in particolare è in preparazione da più di 20 anni. Nick Fisher: Vent’anni eh!? Mr. Goodkat: Non è una cosa da poco. Richiede una grande programmazione. Coinvolge un bel po’ di persone. Persone collegate solo da un evento insignificante. Una soffiata nella notte, in un ambiente che non dimentica. Anche se tutti ne avrebbero voglia.
Inizia con un cavallo.
È quella che all’epoca si chiamava “corsa del droghiere”. Un tizio vuole quello che un altro definisce “una cosa sicura” e si dà da fare per ottenerla; chiama Doc, un esperto di Anversa molto bravo, ma poco discreto.
Lo stesso si può dire per la femmina di Doc, Gloria.[...]
E da qui arriviamo a Abe, perché Gloria era troppo miele per un solo alveare.[...]
Abe non era un ficcanaso, ma aveva un buon naso e subito sotto il naso aveva la bocca.[...]
E poi c’era una farfalla che aveva buone orecchie e che, guarda un po’, era lo zio di qualcuno.[...]
Finché a qualcuno comincia la febbre dell’arraffa-arraffa, qualcun altro si perde la dentiera in chiacchiere e quando quell’elisir entra anche nelle tue orecchie ti dice che ci sarà una cosa sicura. E il peggio è che cominci a crederci. Almeno così andò per il vecchio Max, che tanto vecchio non era, ma era tanto stanco. Stanco di lavorare senza vivere, stanco di scoprire la mattina che i suoi sogni erano solo sogni, ma soprattutto Max era stanco di non avere un giardinetto davanti a casa.
In un futuro non troppo lontano, in una metropoli formata da un Centro protetto e da degradate e pericolose periferie etniche (Marrakech, Shangai Town, Bombay), a pochi giorni dall’uscita sul mercato di un nuovo videogioco chiamato Nirvana, l’unica copia di Jimi Dini (Christopher Lambert), il programmatore del gioco, viene infettata da un virus. L’infezione ha come conseguenza quella di far prendere coscienza della propria esistenza al personaggio principale del gioco, Solo (Diego Abatantuono).
Quest’ultimo non potendo accettare la condizione di personaggio destinato a rivivere ripetutamente le scene del gioco, chiede a Jimi di essere cancellato insieme al gioco. Ma la copia del gioco è nella bancadati della multinazionale appaltatrice del gioco (Okosama Star) e Jimi inizia così un viaggio tra le periferie dell’Agglomerato del Nord e la realtà virtuale trovando l’aiuto di due hacker: Joystick (Sergio Rubini), perseguitato da nemici e creditori (e che s’è venduto le cornee sostituendole con protesi elettroniche), e Naima (Stefania Rocca), privata dei sui ricordi dalle multinazionali durante un suo attacco hacker anni prima.
(fonti: it.wikipedia.org e mymovies.it)
Il film è una delle poche produzioni italiane di genere fantascienza, certo non è Blade Runner ma le ambientazioni sono ben fatte, la regia è di Salvatores e tutto sommato il risultato finale è un ottimo film con le caratteristiche tipiche del genere in quegli anni (’80 – 90′) come ad esempio l’invasione massiccia delle pubblicità e le enormi metropoli per lo più degradate. Consiglio a tutti di vederlo o rivederlo.
Ho saltato qualche settimana mi faccio perdonare con una supercazzola.
La macchina con il Melandri alla guida ed il Perozzi ed il Mascetti come passeggeri si ferma sotto casa del Necchi di prima mattina. Il Mascetti va a cercare un telefono e nel frattempo il Melandri suona il clacson. Un vigile si avvicina… Vigile:Lei ha clacsonato. Perozzi [rivolto al Melandri]:Tu ‘a clacsonato! Eeeeeh! Melandri:Io nooo! Ah sì, ho appoggiato appena il gomito! È un clacson sensibilissimo, basta toccarlo, vede! [suona] Anche col gomito! [suona] Certe volte lo sfioro appena così…[suona] Perozzi: Non è possibile… Melandri:Come no, prova! Perozzi: Fa un po’ vedere [suona] Eeeh, davvero! [suona] Melandri:Visto! Perozzi:Il mio invece è duro, per farlo suonare bisogna… Melandri [Rivolto al vigile]:Ma che fa, scrive? Provi, provi anche lei! Basta la punta di un dito, vede! [suona] Eh!
[A questo punto ritorna il Mascetti] Mascetti:Tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo? Vigile:Prego? Mascetti:No, mi permetta, no io… Scusi, noi siamo in quattro, come se fosse antani anche per lei soltanto in due oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio. Vigile:Ma quale antifurto! Mi faccia il piacere, questi signori qui stavano suonando loro, ‘un s’intrometta! Mascetti:Ma no, aspetti, mi porga l’indice, ecco lo alzi così, guardi, guardi, guardi, lo vede il dito, lo vede che stuzzica, e prematura anche! Ma, allora io le potrei dire, anche col rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindindaco, capisce? Vigile:Vicesindaco?
[gli altri in macchina scoppiano a ridere] Vigile:Basta così, mi seguano al commissariato! Perozzi:No! No! Attenzione, no, pastène soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati per due anche un pochino antani in prefettura! Mascetti:Senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapia tapioco! Perozzi:Dopo…
[Interviene il Necchi e convince il vigile che era tutto uno scherzo e a lasciar perdere] Mascetti:Senti Necchi, tu non ti devi permettere di intervenire quando io faccio la supercazzola! Necchi:Se ‘un c’ero io vi portava tutti via co’ i’carr’attrezzi! Mascetti:Ma quale carr’attrezzi! Perozzi:Ce l’avevamo in mano! Necchi:La fava, ‘vu avevate in mano! Come se fosse la prima volta che vi scoprono…. Mascetti:Ma quando mai è successo… Necchi:E quel capomastro che ti ruppe il naso?